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Nuove etichette UE? “Spesso buono oltre”

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Sono tantissimi gli alimenti che si possono acquistare già confezionati, pronti per essere portati a casa, cucinati o consumati così come sono. I prodotti freschi presentano una data di scadenza, oltre la quale non è salubre consumarli: nonostante l’aspetto possa sembrare del tutto normale, in questi casi è consigliabile evitare di mangiarli e buttarli. Accade lo stesso per gli alimenti conservati? In realtà non esattamente; le norme oggi vigenti obbligano i produttori ad indicare una data che indica il termine minimo di conservazione. Alla fine di questo periodo gli alimenti vengono, nella maggior parte dei casi, buttati, ma in alcuni casi si tende a consumarli lo stesso, con meno timore rispetto ai prodotti freschi, più soggetti a un deperimento rapido. Per aumentare le rassicurazioni in merito e soprattutto per evitare lo spreco alimentare generato dallo smaltimento dei prodotti scaduti e subito gettati, l’idea di alcune realtà del mondo agroalimentare è quella di aggiungere a questa dicitura anche la più comprensibile “spesso buono oltre”.

La salubrità degli alimenti conservati

Forse non tutti sanno che gli alimenti confezionati devono seguire precise norme, che obbligano i produttori di confezioni alimentari, come ad esempio https://www.celvil.it/ a produrre packaging che rispetti l’alimento, che non lo contamini e che permetta di conservarlo a lungo. Dentro una confezione un alimento non ha alcun tipo di contatto con l’ambiente esterno; ci sono anche confezioni che limitano il passaggio della luce solare, che potrebbe modificare le caratteristiche organolettiche degli alimenti. Gli obblighi di legge comprendono anche il metodo di conservazione dell’alimento confezionato; su ogni alimento, infatti, sono presenti indicazioni in merito a dove mettere la confezione, che si tratti di un pacco di pasta o di uno yogurt. Eppure si sa che alcuni alimenti non scadono praticamente mai, sempre che siano conservati in maniera corretta. Ci sono anche alimenti che mostrano chiaramente quando non sono più commestibili, ad esempio cambiando di colore, emettendo odori bizzarri o ammuffendo.

Data di scadenza e conservabilità

Effettivamente le norme oggi vigenti possono creare un po’ di confusione nei consumatori. Come abbiamo già accennato, per gli alimenti freschi le confezioni devono riportare la data di scadenza. Tale data indica il giorno entro cui è bene consumare l’alimento, e superato il quale l’alimento può essere dannoso per la salute. Tale data è presente sugli yogurt, sul pesce surgelato, sulle confezioni di carne: alla data di scadenza, anche se colore, odore e consistenza dell’alimento possono sembrare del tutto “normali”, potrebbero essere presenti dei batteri o delle muffe nel cibo, dannosi per la salute. Molti alimenti confezionati non sono però freschi, si pensi alle varie corsie del supermercato in cui si possono acquistare merendine, biscotti, pasta, riso, scatolame di vario genere. Su queste confezioni, come accennato, è indicato il tempo minimo di conservazione, che è ben diverso dalla data di scadenza. Un alimento potrebbe essere ancora perfettamente commestibile e sano anche vari giorni dopo il tempo minimo di conservazione.

Spesso buono oltre

La nuova dicitura “spesso buono oltre”, che in alcuni casi è già stata utilizzata sugli alimenti, di fatto prolunga il tempo minimo di conservazione; in alcuni casi di qualche giorno, in altri casi anche di mesi. Per la farina il tempo di conservazione oltre quello minimo, entro cui possono essere ancora consumabili, può essere di un paio di mesi; per i biscotti di oltre un mese. Il consumatore ha il compito di conservare la confezione in modo corretto e anche di verificare l’aspetto, l’odore e la consistenza dell’alimento prima di consumarlo. Se presenta qualche “difetto” è bene gettarlo; in caso contrario lo si può usare normalmente. Questo semplice espediente aiuta i consumatori a conoscere meglio gli alimenti confezionati e a evitare gli sprechi.

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