NUOVO STUDIO SULL’ADHD: test sulle prospettive e il futuro dei bambini con diagnosi di sindrome da deficit di attenzione e iperattività, diventati adulti.

Tasso più alto di divorzi quando nella relazione di coppia uno o entrambe i partner hanno ricevuto una diagnosi di Attention-Deficit/Hyperactivity Disorder nell’età infantile.

Reddito inferiore, a causa delle attività lavorative meno specializzate, conseguenza delle difficoltà nello studio che caratterizza bambini e ragazzi con sintomi di ADHD. La scuola è spesso un test naturale per gli individui affetti da sindrome da deficit di attenzione e iperattività.

Dipendenza da alcol e da sostanze. Incriminato anche l’uso di farmaci per il trattamento dell’ADHD, anche in tenera età, per normalizzare il comportamento, senza un adeguado supporto psicologico per risolvere problemi come la depressione e il disturbo bipolare, spesso presenti in concomitanza alla diagnosi di ADHD.

Tendenza all’isolamento, relativamente al fatto che l’inserimento sociale è difficile per chi è affetto da ADHD, sin dalla prima infanzia. Purtroppo le relazioni sono difficili, per un bambino o un ragazzo che tendenzialmente è più aggressivo e spesso si esprime senz afreni inibitori, non riesce a seguire le regole di gioco e in seguito quelle sociali.

Arresti e ricoveri in ospedale, sarebbero più frequenti negli adulti che hanno un passato di ADHD, sempre secondo lo studio che è stato pubblicato su: Archives of General Psychiatry, articolo online del 15 Ottobre 2012, “Clinical and Functional Outcome of Childhood Attention-Deficit/Hyperactivity Disorder 33 Years Later“.

Oggetto dello studio della dottoressa Rachel Klein, specialista di psichiatria dell’infanzia e dell’adolescenza presso la New York University Langone Medical Center di New York, un campione di 135 individui di sesso maschile definiti patologicamente iperattivi dai loro professori, nel 1970.

Il campione è stato confrontato con uno analogo per età e estrazione sociale, ma composto di persone che non avevano avuto problemi di iperattività o cattivo apprendimento con scarso rendimento scolastico.

Da interviste e questionari, rivolte ai soggetti ormai alla soglia dei 40 anni, la squadra di Klein ha scoperto che coloro che avevano avuto una diagnosi dei sintomi di ADHD avevano lasciato la scuola 2 anni e mezzo prima rispetto al gruppo di controllo.

Tra chi aveva dovuto combattere con l’ADHD, solo il 4% era arrivato alla laurea, contro ben il 29% dei coetanei sani.

La media degli stipendi percepiti variavano dai 93 mila dollari annui dei soggetti dal passato segnato dall’ADHD ai 175 mila dollari del gruppo di controllo.

La diagnosi in età adulta della sindrome da deficit di attenzione e iperattività si è rivelata improbabile nel gruppo di controllo, un solo caso ogni 20 persone, mentre nei soggetti analizzati nello studio la diagnosi di ADHD è stata confermata in un caso su cinque.

La detenzione era un’esperienza vissuta dal gruppo preso in esame tre volte più frequentemante che nel gruppo di controllo.

Malgrado, come già detto, divorzi, abusi di sostanze e comportamenti antisociali fossero frequenti nel gruppo in analisi, i 135 individui non hanno dimostrato di avere una maggiore incidenza di disturbi dell’umore o ansia rispetto ai soggetti sani.

Una critica allo studio può essere fatta considerando il limitato numero dei soggetti presi in esame.

Uno spiraglio di speranza, i risultati dello studio non troppo rosei, lo lasciano comunque. La dottoressa Klein e il suo staff fanno notare rispetto al gruppo segnato dalla ADHD che: “La maggior parte di loro si è sposata, la maggior parte di loro ha un impiego. Credo che questo sia un aspetto positivo”.

Inoltre, il dottor J. Russell Ramsay, che studia l’ADHD presso la Perelman School of Medicine dell’Università della Pennsylvania, ha detto che anche se il test è andato peggio per gli ex ADHD rispetto al gruppo di controllo, molti di loro erano ancora all’interno del range di normalità.

Ramsay, che uno specialista rimasto estraneo alla ricerca della dottoressa Klein, ha precisato che gli individui affetti dalla sindrome da deficit di attenzione e iperattività hanno nella propria vita e realizzazione personale esiti diversi a seconda della gravità e della complessità della malattia.