31 OTTOBRE / 1° NOVEMBRE, NOTTE DI HALLOWEEN – Anche in Italia si è presa l’abitudine di fare festa importando dall’America motivazioni e soprattutto gadget tipici di Halloween; talvolta con il desiderio di godersi la festa, talvolta adattandoli un po’ a forza a ricorrenze esistenti nella tradizione italiana con aspetti diversi da regione a regione.

Ma Halloween è contraria allo spirito cristiano: come ribadito recentemente da monsignor Camisasca, vescovo di Reggio Emilia, “la Festa dei Santi è una festa di gioia e di luce. Quella dei morti è una giornata di mestizia serena”. Non è lecito lasciarsi ingannare, seppure Halloween, legata alle antiche tradizioni celtiche e anglosassoni, parrebbe non così lontana dalla nostra cultura.

Halloween in Italia potrebbe essere associata alla festa romana dedicata alla dea dei frutti e dei semi, Pomona, o alla Parentalia, l’antica festa dei morti. Del resto, anche nella tradizione dei Celti la festa di Halloween ha dubbia origine e significato: l’inizio del nuovo anno coincidente con la fine dell’estate, quindi l’arrivo dell’inverno, che rappresentava per questo popolo legato alla natura e all’agricoltura il periodo della morte, e da qui il legame con il mondo dell’aldilà.

Non aiuta a chiarire il significato di Halloween così come inteso in tempi moderni, la mescolanza con la festa di Ognissanti, festa fissata da papa Gregorio IV proprio per il 1° novembre; era l’anno 840, forse era in gioco lo scopo di scalzare dalla cultura popolare di Francia, Inghilterra, Irlanda e Scozia la festa pagana di Samhain (festa celtica da autorevoli studiosi collegata ad Halloween), creando una sorta di “surrogato” cristiano proprio con la celebrazione della ricorrenza di Ognissanti. In Inghilterra già si celebrava una ricorrenza simile, il 1° novembre. Halloween, All-Hallows-Eve, “la notte prima di Ognissanti”.

Scherzetto o dolcetto. Qualcosa, di questo girare per le case a chiedere e a “offrire”, lega le tradizioni del Cristianesimo e alcune usanze locali italiane a quelle similari dell’anglosassone Halloween. In Sardegna, a seconda delle zone, si usa ancora andare di casa in casa a chiedere che si faccia la carità per il bene delle anime morte. Is Animeddas, Su Candeleri, Su mortu mortu, Su Peti Cocone, Su Prugadoriu o Is Panixeddas, sono i nomi che questa tradizione antichissima prende nelle diverse zone della Sardegna.

Lanterne, rape e zucche intagliate; anche in provincia di Sassari è usanza esporre, nella notte dei morti, delle rape intagliate contenenti lumini.

Una analogia con la figura di Jack-o’-lantern.

Ad Orsara di Puglia, un piccolo paese in provincia di Foggia, nella giornata del primo novembre è uso esporre in una sorta di gara delle zucche intagliate e decorate, conosciute con il nome di “cocce priatorje“, teste del purgatorio. Nello stesso paese, la notte tra l’1 e il 2 novembre si accendono fuochi per illuminare simbolicamente la strada alle anime vaganti dei defunti del purgatorio, che nella notte suddetta tornano sulla terra per trovare i vivi. Sulla brace dei falò si cucina poi della carne offerta a tutti i presenti.

Le similitudini non bastano a giustificare, per un credente cristiano, il festeggiare Halloween con costumi spaventosi e trucchi orrorifici; richiami alla paura, alla morte, all’occulto e alla magia. “La notte delle streghe” è incompatibile con la fede cristiana e distoglie dalla celebrazione del giorno seguente, dedicato ai santi.

Festeggiare la festa di Halloween è rendere un osanna al diavolo”, sentenziò padre Gabriele Amorth, esorcista della Santa Sede.

Recente è il documento di cento pagine redatto dai vescovi dell’Emilia Romagna sulle “devianze religiose” e le “derive spiritualistiche”, tra cui sono stati inseriti yoga, salutismo, pratiche new age e ufologia, nonché Halloween.

Coerentemente con quanto dettato dalla religione cattolica, a reggio Emilia, in questo 2013, la festa in occasione di Halloween, organizzata dal Centro turistico giovanile al castello di Rossena, è stata annullata dal vescovo.