Foto Magazine delle donne | Narcolessia: quando addormentarsi è una malattia (come per Dante)

I Congressi biennali della European Sleep Research Society (Società Europea di Ricerca sul Sonno) riuniscono diverse migliaia di medici e ricercatori interessati a scoprire i misteri dei disturbi del sonno e dei meccanismi in essi coinvolti. All’edizione 2016, tenutasi a Bologna, è stata presentata, in occasione del Simposio “La via istaminergica: una nuova speranza per la narcolessia”, un’importante novità per la cura di questo invalidante disturbo del sonno.

La narcolessia è una malattia rara, che in Europa riguarda un individuo ogni 2.500. E’ caratterizzata da una marcata sonnolenza diurna, con deficit di attenzione e impulsi improvvisi ed irresistibili ad addormentarsi. Molti soggetti narcolettici soffrono anche di attacchi di cataplessia, caratterizzati dalla perdita improvvisa e temporanea del tono muscolare, con il rischio di pericolose cadute.” – spiega il Professor Giuseppe Plazzi, Responsabile del Centro del sonno dell’Irccs Istituto delle scienze neurologiche di Bologna ed esperto mondiale di narcolessia, relatore del Simposio – “Le alternative farmacologiche fino ad oggi in uso hanno contemplato farmaci psicostimolanti, per contrastare l’eccessiva sonnolenza diurna, associati all’impiego di sodio oxibato, per alleviare la cataplessia. Soluzioni che però non risolvevano completamente i bisogni terapeutici dei pazienti in termini di maggiore efficacia, sicurezza e comodità di assunzione”.

Nuovi scenari si configurano oggi per questi pazienti grazie a pitolisant, un innovativo farmaco progettato e sviluppato dall’azienda farmaceutica francese Bioprojet, in collaborazione con diverse università europee, che ha ottenuto l’autorizzazione all’immissione in commercio da parte dell’Agenzia Europea dei Medicinali (EMA) e dell’AIFA (Agenzia Italiana del Farmaco). Il pitolisant sarà disponibile in Italia a partire dal 1 Ottobre 2016.

La molecola ha un meccanismo d’azione nuovo, rispetto agli altri prodotti usati nella narcolessia: l’attivazione delle vie istaminergiche. Come ha spiegato il Professor Sheng Lin, Dirigente della Ricerca presso l’INSERM di Lione ed esperto mondiale di neurofisiologia delle vie istaminergiche nel corso del simposio, la forma più comune di narcolessia è causata dalla distruzione – a seguito di un meccanismo autoimmune favorito da una

predisposizione genetica – di un gruppo di neuroni, detti ipocretine o orexine, che regolano lo stato della veglia. Nella narcolessia, la loro assenza è, in parte, compensata da un incremento del numero dei neuroni istaminergici, che però risulta non sufficiente a mantenere un adeguato livello di veglia e ad impedire il verificarsi di pericolosi attacchi cataplettici. E’ stata, pertanto, sollevata l’ipotesi di provare a compensare la distruzione dei neuroni orexina, potenziando l’attività dei neuroni istaminergici ed è su questa intuizione che si fonda l’innovativo funzionamento di pitolisant.

Nel corso del simposio il Professor Yves Dauvilliers, Direttore del Centro di Riferimento Nazionale francese sulla Narcolessia dell’Università di Montpellier, ha illustrato i risultati ottenuti dal farmaco in alcuni importanti studi clinici condotti su pazienti narcolettici di tutta Europa. La terapia ha dimostrato di avere un’efficacia superiore al placebo e pari alle terapie psicostimolanti in uso (modafinil), nel ridurre l’eccessiva sonnolenza diurna. Pitolisant ha, inoltre, dimostrato una significativa riduzione della cataplessia – sintomo su cui invece gli psicostimolanti come le anfetamine o modafinil sono inattivi – riducendo la frequenza degli attacchi fino al 75%, persino in pazienti che ne sono colpiti in maniera grave con una media di 10 episodi settimanali. Il farmaco è stato ben tollerato. Aspetto importante: non si è verificato alcun sintomo da astinenza dopo la fine del trattamento, rischio invece associato alle alternative terapeutiche in uso (modafinil, anfetamine e sodio oxibato). A differenze di queste ultime, pitolisant può, infine, essere assunto con un’unica compressa giornaliera la mattina ed è quindi potenzialmente in grado di favorire una migliore aderenza del paziente alla cura.