In ufficio la temperatura è 3.0 con la bolla termica personalizzata

Per molti dipendenti la fine dell’estate rappresenta un vera e propria gioia. Finalmente l’aria condizionata viene spenta, si pone fine a inutili litigi e si riconquista un ambiente di lavoro mite e accogliente.

La temperatura è infatti una delle principali controversie tra i lavoratori. Ognuno gradisce un clima differente e accontentare tutti sembra praticamente impossibile, soprattutto ora che la maggior parte degli uffici è concepita come open space.

La guerra dell’aria condizionata sembra però avere le ore contate grazie a un interessante progetto realizzato dallo studio Carlo Ratti Associati. Carlo Ratti, fondatore dello studio e docente dell’MIT di Boston, ha infatti progettato un vero e proprio ufficio 3.0 in grado di creare diverse aree climatiche all’interno di uno stesso ambiente.

Per mettere in pratica questa rivoluzionaria idea occorre prima di tutto che gli spazi vengano suddivisi in modo più efficiente, magari utilizzando pareti divisorie per ufficio. Riconfigurare gli ambienti di lavoro consentirà infatti una migliore gestione delle temperature.

Il funzionamento del progetto è molto semplice.

All’interno degli uffici verranno disposti degli speciali sensori in grado di rilevare la presenza di individui, la temperatura e la quantità di anidride carbonica; verranno montate anche delle ventole in grado di accendersi e spegnersi in base al passaggio o alla permanenza delle persone. L’idea nasce dalla volontà di sfruttare il principio della bolla termica personalizzata, attualmente già applicato nel settore automobilistico, che consente a ogni passeggero di regolare la temperatura dell’aria a proprio piacere.

Ma se si parla di ufficio 3.0 non si può prescindere dall’automazione. Attraverso gli smartphone, secondo il progetto, gli utenti potranno stabilire una serie di parametri climatici e creare così il proprio ambiente di lavoro ideale. Una volta abbandonato lo spazio occupato fino a qualche tempo prima, il sistema andrà in stand by così da evitare ogni possibile spreco.

Difficile stabilire se la scelta di strutturare gli uffici secondo una disposizione open space si controproducente per ragioni di privacy e troppa rumorosità, tuttavia studi come quello appena proposto ridaranno più slancio e dignità ad ambienti lavorativi concepiti come meri agglomerati di scrivanie.

Articolo scritto in collaborazione con Prismac. Foto da Themoodpost.it.