Le sanzioni del 2014 imposte dalla UE alla Russia hanno fatto registrare per l’Italia un forte calo delle esportazioni dovute all’embargo di numerosi prodotti, ma non tutti hanno deciso di chiudere i ponti commerciali con questo Stato, che ha ancora molte opportunità da offrire dal punto di vista economico e imprenditoriale.

L’azienda italiana Baldinini, conosciuta per la produzione di scarpe da donna di lusso, ha intrapreso accordi commerciali con la Russia circa 30 anni fa e da allora non ha mai smesso di investire in questo Paese dove l’oscillazione dei prezzi di gas e petrolio può sempre creare situazioni economiche molto favorevoli.

I Russi amano il Made in Italy e Baldinini non ha perso tempo cercando di diversificare la sua produzione e di adattarla anche ai propri clienti. Il pellame delle scarpe destinate al mercato dell’est Europa è infatti selezionato per adattarsi a condizioni climatiche molto fredde, è stata ideata una linea da uomo e di anno in anno viene rinnovata una collezione di capispalla perfetti per i rigidi inverni.

Foto da milanoplatinum.com

Oltre a numerose boutique in franchising, l’azienda ha inoltre deciso di aprire una propria sede a Mosca, un punto di riferimento per i loro clienti retail e wholesale, anche per quanto riguarda il rifornimento delle merci. Decisamente poco preuccupati di potersi imbattere in casi di insolvenza e di doversi affidare ad aziende come Invenium specializzate nel recupero crediti in Russia, i proprietari di Baldinini continuano a investire in un paese in continua espansione e in grado di realizzare ottimi risultati in termini di fatturato annuo.

Dai beni di lusso all’industria alimentare il passo è breve. Lorenzo Getti, un giovanissimo imprenditore di 28 anni originario di Cesena, in barba alla difficile situazione dovuta alle sanzioni UE che hanno impedito l’importazione in territorio russo di molte materie prime, gestisce con successo a Mosca 3 negozi di specialità italiane con cucina annessa.

Il segreto?

Foto da conipiediperterra.com

Getti è riuscito a reperire latte e carni russe di alta qualità e ha importato dall’Italia soltanto la tecnologia adatta alla lavorazione delle materie prime locali. Il risultato è stata la produzione di salumi e formaggi come provolone o gorgonzola di pari livello a quelli importati in precedenza. Si tratta di prodotti simili e che non vanno ad intaccare l’originalità dei marchi DOP, ma che per la Russia possono rappresentare il loro personale modo di viaggiare tra i sapori italiani senza dover necessariamente prendere un aereo.

Più in difficoltà e con una mentalità molto diversa lo chef Bontempi, proprietario di due ristoranti italiani a Mosca molto conosciuti e che, preoccupato che i Russi possano abituarsi a sapori e prodotti di qualità inferiore rispetto alle eccellenze gastronomiche italiane, ha deciso di eliminare dal suo menu alcuni piatti tipici, perché impossibilitato dall’embargo ad acquistare le materie prime per realizzarlo. Un esempio su tutti? I russi hanno dovuto rinunciare a un grande classico dell’estate italiana: la caprese.

Articolo realizzato in collaborazione con Invenium.