Antonello Valentini risponde a Gentile: non è stato cacciato da nessuno

Antonello Valentini ex direttore generale della Federazione Italiana Giuoco Calcio, su Radio 24 risponde a Gentile. “Non è stato cacciato da nessuno. La sentenza dice aveva la posizione di un possibile  candidato alla carica di allenatore della Nazionale Under 21“.

“Dichiarazioni di Gentile secondo me sono molto gravi. La Federazione ha sempre difeso, con qualunque presidente, l’autonomia dei suoi tecnici. Evidentemente Claudio Gentile avrebbe fatto bene a parlarne con i dirigenti dell’epoca. A Gentile vogliamo tutti bene, ce lo ricordiamo tutti Campione del Mondo nel 1982, ha vinto un Europeo nel 2004 con l’Under 21, mentre nel 2006 le cose non sono andate bene in Portogallo con un’eliminazione ai quarti di finale, a scadenza del contratto i dirigenti della Federazione pro tempore dell’epoca decisero di non rinnovargli il contrato, quindi non è stato cacciato da nessuno. Il contratto era in scadenza. Gentile tace nel suo libro di aver fatto causa alla Federazione e nel febbraio 2014 il Tribunale di Roma ha ha emesso una sentenza in cui si dice  che Gentile ‘aveva la posizione di un possibile candidato alla carica di allenatore della Nazionale Under 21’, quindi le deposizioni dei 4 dirigenti citati hanno escluso impegni precontrattuali o vincoli di

sorta da parte della Figc di qui la sentenza del tribunale che ha respinto la domanda di Gentile di reintegro. Mi avrebbe fatto piacere che l’amico Claudio Gentile avesse scritto anche questo nel suo libro. Guido Rossi si rivolse a Demetrio Albertini in quanto uomo di sport, il quale ritenne opportuno di avvicendare Gentile”.

Ieri ai microfoni di Tutti Convocati su Radio 24 era intervenuto Claudio Gentile, ex tecnico della Nazionale Under 21, che ha spiegato così il suo avvicendamento nel 2006 da allenatore azzurro.

Claudio Gentile: “Sono stato mandato via perché non davo retta alle raccomandazioni di certi giocatori che secondo me non meritavano, questo mi ha creato molti nemici. Le raccomandazioni arrivavano da procuratori, direttori sportivi, presidenti e offrivano anche dei soldi. Volevo continuare anche come tecnico a rimanere persona leale sportiva che davanti a certe situazioni le affronta senza dover raccomandarsi a nessuno”.