CHERNOBYL E I CINGHIALI RADIOATTIVI A VERCELLI – Tracce di cesio 137 nei cinghiali del comprensorio alpino della Valsesia, Legambiente suppone un legame con il disastro nucleare alla centrale di Černobyl’ del 1986. A parlare è Gian Piero Godio, di Legambiente Piemonte e Val d’Aosta: “Altre spiegazioni – sostiene – non potrebbero esserci: il comprensorio della Valsesia non presenta alcuna sorgente radioattiva. La causa più probabile del contagio sono le sostanze emesse in seguito all’incidente nucleare dell’86. Anche se i livelli di Cesio 137 riscontrati negli animali abbattuti mi sembrano quasi inverosimili”. Parole di Godio riportate da La Stampa.

La scoperta nei cinghiali del radionuclide artificiale prodotto dalla fissione nucleare è avvenuta durante delle operazioni di screening previste dalla Commissione Europea per il radionuclide Cesio 137 (2003/274/CE), dopo che campioni della lingua e del diaframma dei cinghiali, abbattuti tra il 2012 e il 2013, erano stati analizzati per l’eventuale presenza della malattia parassitaria denominata Trichinellosi. I livelli dell’isotopo radioattivo negli animali si sono rivelati superiori ai 600 becquerel per chilo che sono considerati il limite massimo consentito per gli alimenti.

Aldo Grasselli, nel ruolo di segretario nazionale del Sindacato italiano veterinari Medicina pubblica, spiega all’Adnkronos che i cinghiali sono degli animali sentinella per le condizioni di inquinamento dei territori in cui vivono. Non si sbilancia nel fare ipotesi azzardate come quella di una ricaduta del disastro nucleare di Chernobyl, ma sottolinea che una tale contaminazione richiede approfondimenti e analisi dell’intero contesto ambientale, comprese la situazione metereologica e idrogeologica in cui i cinghiali vivono: “si devono analizzare gli esemplari, la loro età e morfologia, capirne la dieta e se, ad esempio, sono migrati da altre zone”.

Elena Fantuzzi, responsabile dell’Istituto di Radioprotezione dell’Enea, ricorda che in zona era presente il sito nucleare di Trino Vercellese, smantellato nel 1987, e l’area sperimentale termica dell’Enea, a Saluggia. A Saluggia, inoltre, pare che l’impianto nucleare Eurex, già nel settembre 2012 pose problemi per le vasche di stoccaggio di acque contaminate da radionuclidi, a rischio sversamento.

Coldiretti chiede di fare chiarezza sul fatto, estendendo le analisi agli altri animali selvatici.

Il ministro della Salute, Renato Balduzzi, ha attivato immediatamente i carabinieri e, per oggi, venerdì 8 marzo, è prevista una riunione di coordinamento a cui parteciperanno i NAS e la Sezione inquinamento da Sostanze radioattive del NOE.

Il ministro dell’Ambiente, Renato Clini, ha dato disposizioni per avviare le indagini e chiarire le fonti della contaminazione nucleare.

I campioni sono ora sotto analisi del Centro di Referenza Nazionale per la Ricerca della Radioattività nel Settore Zootecnico Veterinario dell’ Istituto Zooprofilattico Sperimentale di Puglia e Basilicata e di quello di Foggia.