Calcio italiano senza speranza: Napoli-Fiorentina senza ritornoInutile illudersi. Dopo i fatti occorsi ieri a Roma allo stadio Olimpico e prima dell’inizio della finale di Coppa Italia tra Napoli e Fiorentina, l’illusione di avere una forza politica capace di sradicare il cancro che affligge il calcio italiano, resta un sogno e punto.

A parte quello che e’ successo fuori dallo stadio Olimpico nel pomeriggio, che doveva restare un discorso a parte, di cronaca nera, e quindi doveva rimanere al di fuori della partita, il fatto che a decidere le sorti di una finale di Coppa Italia sia stato una sola persona in qualita’ di capo ultras del Napoli, deve far riflettere profondamente oltre a far vergognare.

Il ricatto di fronte al quale la forza di una sola persona come l’ultras in questione, tra l’altro di dubbia intergrità morale e ben conosciuto dalle autorità giudiziarie, a cui è stata data una Daspo, ossia il divieto di assistere a manifestazioni

sportive allo stadio (ndr che ci faceva allo stadio?), è stato agli occhi di tutti una cosa che ai giorni nostri è ormai totalemente inaccettabile.

Inaccettabile andare allo stadio con i propri figli e dover assistere ad uno scenario surreale contornato da scontri, feriti e minacce ultras. E il tutto davanti agli occhi di autorità, presidenti di Lega, della Figc, del Consiglio e del Senato d’Italia. Ci crediamo poi che l’inno nazionale (sfortunatamente interpretato dalla cantante Alessandra Amoroso) viene sommerso dai fischi di un pubblico cosciente che coloro che rappresentavano la “patria” in quel momento si nascondevano comodamente seduti sulle poltrone vip.

Il calcio italiano è senza speranza, e la finale di Coppa Italia Napoli-Fiorentina di ieri sera ha dimostrato ancora una volta che siamo vivendo un punto senza ritorno. “Il calcio italiano è ancora pienamente nelle mani degli ultras e finché lo sarà non ci sarà spazio per discorsi su ranking, stadi nuovi, crescita, innovazione” come ottimamente spiegato nell’articolo di Enrico Turcato apparso su Yahoo Sport Italia.